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Osteria del Pigaciccia (luoghi speciali)

Osteria del Pigaciccia
(luoghi speciali)

 

cantorso paludi luoghi racconti favole fiabe Avete presente quei locali fumosi, come la nebbia del ponte di Londra in una mattinata umida e uggiosa d'autunno inoltrato o come lo smog della via centrale di una metropoli nell’ora di punta, dove la quantità minima di decibel è inferiore a quella del campanile della basilica di San Pietro in Vaticano durante la celebrazione delle feste? Ecco, quella era l’atmosfera dell’osteria del Pigaciccia. Certo, non sempre era così… diciamo otto volte su dieci! La densità media di avventori per metro quadro superava inoltre quella del mercato del pesce di Pechino, tanto che gli aromi e gli olezzi lì presenti avrebbero potuto stendere un ippopotamo col raffreddore. Il variegato mondo dei frequentatori di quell’osteria sperduta nel mezzo della Marca delle Terre Favolose era composto da un’infinita schiera di pirati, guerrieri, avventurieri e girovaghi. In quel luogo vi bazzicavano anche animali fantastici, e non, dotati di intelletto e parola, fate, fatine e individui appartenenti ai popoli più strani, nonché personaggi di un certo rilievo fiabesco. Appesi alle pareti si potevano infatti trovare: un ritratto di Pinocchio, seduto a mangiare con il Gatto e la Volpe; una gigantografia del capitano Nemo, con alle spalle l’intera famiglia sorridente della bisnonna Adalgisia; un quadro con il Mago di Oz, intento a sfoggiare i suoi giochi di prestigio durante uno spettacolo serale; un dipinto con Ezechiele Lupo, mentre offre la cena a Cappuccetto Rosso e ai tre porcellini; un disegno con la Bella Addormentata nel bosco, adagiata su un morbido divanetto con la Strega Cattiva e il Principe Azzurro; un acquerello con i Sette Nani che festeggiano l’apertura di una nuova miniera; un’incisione con Pollicino che si ubriaca assieme al Gatto con gli Stivali e al Brucaliffo.

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Avete presente quei locali fumosi, come la nebbia del ponte di Londra in una mattinata umida e uggiosa d'autunno inoltrato o come lo smog della via centrale di una metropoli nell’ora di punta, dove la quantità minima di decibel è inferiore a quella del campanile della basilica di San Pietro in Vaticano durante la celebrazione delle feste? Ecco, quella era l’atmosfera dell’osteria del Pigaciccia. Certo, non sempre era così… diciamo otto volte su dieci! La densità media di avventori per metro quadro superava inoltre quella del mercato del pesce di Pechino, tanto che gli aromi e gli olezzi lì presenti avrebbero potuto stendere un ippopotamo col raffreddore. Il variegato mondo dei frequentatori di quell’osteria sperduta nel mezzo della Marca delle Terre Favolose era composto da un’infinita schiera di pirati, guerrieri, avventurieri e girovaghi. In quel luogo vi bazzicavano anche animali fantastici, e non, dotati di intelletto e parola, fate, fatine e individui appartenenti ai popoli più strani, nonché personaggi di un certo rilievo fiabesco. Appesi alle pareti si potevano infatti trovare: un ritratto di Pinocchio, seduto a mangiare con il Gatto e la Volpe; una gigantografia del capitano Nemo, con alle spalle l’intera famiglia sorridente della bisnonna Adalgisia; un quadro con il Mago di Oz, intento a sfoggiare i suoi giochi di prestigio durante uno spettacolo serale; un dipinto con Ezechiele Lupo, mentre offre la cena a Cappuccetto Rosso e ai tre porcellini; un disegno con la Bella Addormentata nel bosco, adagiata su un morbido divanetto con la Strega Cattiva e il Principe Azzurro; un acquerello con i Sette Nani che festeggiano l’apertura di una nuova miniera; un’incisione con Pollicino che si ubriaca assieme al Gatto con gli Stivali e al Brucaliffo.