CantOrso: l'osteria del Pigaciccia

 

 

 

 

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ei tempi antichi la marca era una terra di frontiera che si trovava ai margini di un regno come baluardo in sua difesa. Il paese di CantOrso sorgeva esattamente al centro di uno di questi territori, anche se non si sapeva bene a chi appartenesse il borgo, poiché lungo i suoi confini si affacciavano molti reami e ognuno ne reclamava il possesso. In realtà di pericoli da cui difendersi non è che ve ne fossero, ciò che spaventava, o forse rendeva solamente inquieti, erano le fantastiche meraviglie che si celavano in quel luogo. Lì la fantasia non aveva limiti potendo esprimersi in qualsiasi forma, e questa era una cosa che atterriva molti, soprattutto i regnanti, preoccupati di come il loro potere venisse limitato da una siffatta forma di libertà mentale, che dilagava incontrastata dove l’immaginazione assumeva una vera e propria consistenza fisica.

cantorso mulattiera vecchia marca terre favolose cantorso mulattiera vecchia marca terre favolose All’interno della marca non vi erano strade come quelle a cui siamo abituati ai nostri tempi, ma allora, chiederete voi, come facevano a spostarsi gli abitanti? In effetti, oggi viaggiamo quasi esclusivamente in automobile, ma a piedi, a cavallo o con un mulo si possono percorrere molti itinerari senza bisogno dell’asfalto. E poi non è che proprio non vi fossero strade, più che altro si trattava di piste o sentieri, dove bisognava stare attenti a non perdere la direzione perché per lunghi tratti non erano segnati. La via principale, l’equivalente di una nostra autostrada, era la mulattiera vecchia, sufficientemente larga per esser attraversata da un carro, ma fatta di terra battuta e quindi impraticabile o difficilmente percorribile con la pioggia e il fango. La mulattiera aveva inizio o fine, a seconda dei punti di vista, da Cantorso. Scendendo giù per la collina, a ridosso della quale si appollaiava il villaggio, e procedendo per dolci crinali erbosi si giungeva al crocevia del Cinghiale, dove capitava spesso che branchi di cinghiali si incontrassero durante i loro spostamenti. Per decidere chi avesse diritto alla precedenza erano soliti gareggiare prendendosi a testate, l’ultimo che rimaneva in piedi poteva passare per primo, anche se non faceva molta strada a causa dei terribili mal di testa che procuravano gli scontri.

cantorso crocevia cinghiale marca terre favolose cantorso crocevia cinghiale marca terre favolose Procedendo poco oltre si arrivava al bosco Clorofillo. Più che un bosco era una sconfinata foresta che copriva gran parte del territorio della marca e sfoggiava un campionario della più incredibile vegetazione. Ospitava una tale varietà di forme viventi: vegetali, animali e fantastiche, che non sarebbe bastata una enciclopedia intera per raccogliere i nomi delle specie principali. La mulattiera lo attraversava quasi nel mezzo, inoltrandosi per una vera e propria galleria di alberi che oscuravano la luce del sole per quanto erano fitti e rigogliosi. Su quella foresta e i suoi abitanti si raccontavano mille storie, le più giravano attorno allo stagno nascosto, un’enorme pozza d’acqua situata all’interno del bosco, dove sorgeva la famigerata locanda dei Pesci, fulcro della locale vita mondana, se così possiamo definirla. Se però già erano poche le strade della marca, all’interno di quel bosco non ne esisteva neanche una e lo stagno si diceva nascosto perché un sentiero segnato per raggiungerlo non si conosceva. Appena attraversata la foresta, apparivano a levante le verdissime colline Tartare seguite dall’impervia catena del Mignolo alla base della quale sorgeva il castello dei Re, sede dei governanti del regno di Fondogrande, dove aveva termine, o inizio a seconda dei punti di vista, la mulattiera vecchia.

cantorso paludi olezzose marca terre favolose cantorso paludi olezzose marca terre favolose Dal castello la pista dei Daini si perdeva a vista d’occhio verso oriente. Nella bella stagione grandi mandrie di cervidi correvano liberi su quella pianura leggermente ondulata e ricca d’erba che si allungava per tutto il lato meridionale di bosco Clorofillo fino al guado dello Zoppo. Qui il fiume Aguelungue permetteva l’attraversamento in uno dei rari punti dove le sue acque scorrevano poco profonde. Dal guado l’antica via per Pongoverde portava fuori dai territori della marca, mentre procedendo a nord si raggiungeva il ponte Allocco. Il motivo di quello strano nome era ben noto a chi conosceva il posto. Infatti, proprio lì vicino, su una piccola isoletta in un ansa del fiume Rivalesta, sorgeva la fiera di Pon, sede d’incontro e scambi dei più temibili, disonesti e spregiudicati mercanti della zona. Si diceva che chi entrava nella fiera impreparato non se ne sarebbe mai uscito. Il nome del ponte si rifaceva ai grandi occhi dell’Allocco, che spesso li tiene fissi e spalancati similmente all’espressione attonita e sperduta dello sprovveduto di fronte ai fini raggiri dei mercanti.

Superato il ponte, la pista diveniva uno stretto sentiero che si svincolava tortuoso tra il lago dei Pesci Rossi e le montagne della Luna. Nel lago, il più grande della marca, abitavano i pesci che gli davano il nome. Astuti, ginnici e permalosissimi avevano fama di parlare solo in rima e possedere grandi tesori custoditi nei meandri del loro regno, ma pochissimi erano riusciti a vederli o venirne in possesso. Strani e misteriosi erano invece i monti della Luna, così chiamati perché talmente alti da poter toccare l’astro celeste, qualcuno sosteneva anche di essere riuscito a salirci da una delle cime più alte. Quelle vette nascondevano molti altri misteri come il laboratorio nella grande torre di pietra dove padre Tempo era sempre intento a operare, o come le caverne umide, nelle quali si estraeva un minerale di ferro particolarissimo chiamato titio, base per un acciaio formidabile con il quale si racconta fosse stata forgiata Granfilaccia, l’alabarda del leggendario guerriero Nerobardo.

cantorso scogliera sirene marca terre favolose cantorso scogliera sirene marca terre favolose Il cammino proseguiva fino al ponte del Barbagianni da dove, oltrepassato nuovamente il fiume Rivalesta, partiva il sentiero delle Faine. Questo attraversava le verdi vallate tra CantOrso e il bordo settentrionale di bosco Clorofillo, per ricongiungersi alla mulattiera vecchia presso il crocevia del Cinghiale dal quale procedendo verso nord-ovesti iniziava la via Patitosta. Quella via era il percorso più duro dell’intera marca, nessuno ne conosceva bene il motivo, ma percorrerla da cima a fondo era veramente un’impresa ardua. Sarà stato per il fresco vento di tramontana che investiva costantemente i viandanti, e che cessava solo per lasciare il posto al maestrale carico di tutta l’umidità delle paludi Olezzose, o forse per i continui saliscendi dell’impervio sentiero che mettevano a dura prova la resistenza fisica di chiunque, fatto sta che a dispetto della lunghezza si impiegava più tempo a viaggiare per quella strada che per qualsiasi altra. Verso settentrione la prima altura che si incontrava era la collina di Rotacinghia, teatro della famosa e omonima battaglia, dove saltuariamente qualche curioso sostava in cerca di cimeli. Non vi si poteva trovar altro che pezzetti di ferraglia, poveri rimasugli del poderoso scontro, che al castello dei Re però suscitavano un certo interesse, soprattutto se qualche cavaliere riconosceva uno sperone o un bullone d’armatura appartenuto alla famiglia, allora la sua gratitudine poteva dar luogo a una buona ricompensa. Più a nord, dopo aver costeggiato per un lungo tratto le paludi Olezzose, abitate e frequentate da strani popoli sopra e sotto la loro superficie, la via raggiungeva il valico di gran Passo e superate le montagne Muschiose usciva definitivamente dalla marca.

cantorso ponte riccio marca terre favolose cantorso ponte riccio marca terre favolose Un’ultima strada era quella che collegava Cantorso a porto Pescato, un piccolissimo borgo di poche case, dove una manciata di marinai manteneva in uso un modesto molo, per altro unico approdo sicuro lungo la costa della marca che si affacciava sul mar dei Gianchetti. Non di rado infatti, vi trovava scampo qualche naufrago o qualche imbarcazione messa in difficoltà da tempeste o mareggiate. I cantorsini chiamavano questa via carraia marina, anch’essa una mulattiera, comodamente percorribile però sotto la pioggia o con la brutta stagione perché per molti tratti ciotolata. Più o meno a metà tragitto sorgeva il ponte del Riccio, così chiamato perché d’estate era il punto di ritrovo preferito di numerose famiglie di ricci, e qualcuno giurava di averne visto esemplari alti addirittura un metro. Al lato della via si ergeva imponente il monte Tridente, sul quale erano situate le sorgenti del fiume Rivalesta che, dopo aver quasi raggiunto le pendici della montagna, attraversava il bosco per poi tuffarsi sotto il ponte del Riccio e proseguire a sud-est fino alla fiera di Pon e molto oltre. Il bosco di Frangiforte era per grandezza il secondo di tutta la marca e lì dimorava Frangiforte, l’antico castagno che si diceva fosse l’albero più vecchio di tutti.

Queste erano le vie principali della marca delle Terre Favolose, non che ne mancassero altre, le rimanenti però, più che strade erano direzioni. D’altronde le uniche difficoltà sarebbero insorte nel caso di un carro al seguito, per il resto, a cavallo o a dorso di mulo, quasi ogni luogo era raggiungibile. Solo la fitta vegetazione dei boschi o le vette più alte avrebbero ostacolato il vostro incedere, anche questo problema però, almeno in gran parte poteva essere facilmente risolto, vi sarebbe bastato fare come tutti gli abitanti di Cantorso: andare a piedi.